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Giorgia Meloni NON ha candidato Trump al Nobel per la pace
di Giorgio Bertolina
Basta! Non ne posso più di sentire ogni giorno, più volte al giorno, in diversi dibattiti televisivi la menzogna che Giorgia Meloni avrebbe candidato il presidente degli USA al premio Nobel per la pace.
Non lo ha fatto e non credo che possa essere così ingenua da averlo voluto o potuto fare, nonostante le allora sue evidenti e dichiarate simpatie per Trump.
Stiamo parlando del 23 gennaio di quest’anno, quando in occasione della conferenza stampa seguita al vertice Italia-Germania con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la Meloni ha testualmente detto:
"…… Dopodiché sul premio Nobel per la pace, spero che un giorno potremo dare un Nobel per la pace a Donald Trump e confido che se farà la differenza sulla, che possa da questo punto di vista fare la differenza sulla pace giusta e duratura per l’Ucraina, anche per l'Ucraina, finalmente, finalmente anche noi potremo candidare Donald Trump al Nobel per la pace."
https://www.youtube.com/watch?v=_Rmu6-r7JAw
C’è una sostanziale differenza tra una candidatura incondizionata, tout court e una eventuale candidatura futura che presuppone il raggiungimento di un obiettivo, nel nostro caso la pace giusta e duratura in Ucraina.
Siamo seri, onesti e corretti: chi non se la sentirebbe di candidare, la decisione comunque spetta al Comitato Norvegese per il Nobel (Den norske Nobelkomité), al premio Nobel per la pace chi, anche si trattasse di Trump, avesse sostanzialmente, attivamente e fattivamente portato alla conclusione della guerra in Ucraina, o per usare l’eufemismo inizialmente caro a Putin all’operazione militare speciale, successivamente dallo stesso ridefinita “guerra”?
Il punto però non è questo, ciascuno può pensare e valutare diversamente il contributo dato per meritare o meno il Nobel, può considerare che nonostante la eventuale pace in Ucraina, il soggetto in questione abbia in realtà aperto altri fronti di guerra, che non necessariamente bilanciano la pace, o che con i suoi atteggiamenti in generale non possa meritare un Nobel.
Il punto qui in discussione è se Giorgia Meloni ha incondizionatamente candidato Trump oppure no.
Io non ho alcun dubbio, avendo sentito e letto il suo intervento: lo candiderebbe solo e se davvero portasse ad una pace giusta e duratura in Ucraina con il suo intervento, ossia non lo ha candidato.
Ai miei tempi si studiava l’analisi logica in italiano, si studiava ancora il latino alle scuole medie e quindi anche coloro che non avevano avuto la possibilità di frequentare un liceo erano teoricamente sufficientemente dotati degli strumenti necessari per comprendere un testo.
Mi sono documentato in merito e mi risulta che ancora oggi nelle scuole elementari, medie e superiori si affronti lo studio dell’italiano ed in particolare appunto dell’analisi logica, con l’obiettivo di:
- comprendere come è costruita una frase;
- saper interpretare il significato di un testo;
- usare correttamente la lingua scritta e parlata.
Allora il problema non è la dotazione degli strumenti adatti a comprendere un testo che ogni persona che abbia frequentato quanto meno la scuola dell’obbligo, qui in realtà parliamo di politici, giornalisti, rappresentanti del popolo italiano in Parlamento, che si suppone siano andati oltre la scuola obbligatoria nel loro corso di studi, ha nel proprio bagaglio culturale.
Ritornando quindi alla Meloni, mi permetto di ritenere che le possibili alternative a giustificazione della quotidiana menzogna perpetrata dal 23 gennaio siano inevitabilmente riconducibili a malafede o ignoranza, tertium non datur.
Malafede: Piena consapevolezza della propria slealtà e della propria intenzione di ingannare: essere, parlare, agire in malafede.
Ignoranza: condizione di chi non sa, non conosce, non ha avuto notizia di determinati fatti, avvenimenti e simili.
Definizioni entrambe rilevate dal vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli edizione Zanichelli.
Tenderei però ad escludere l’ignoranza, se non tutti abbiamo visto il video, tutti abbiamo avuto modo di leggere sui giornali, sulle agenzie stampa il verbatim della dichiarazione fatta il 23 gennaio da Giorgia Meloni.
La calunnia è un venticello
Un’auretta assai gentile
Che insensibile, sottile,
Leggermente, dolcemente,
Incomincia, incomincia a sussurrar.
Da (cavatina di Don Basilio) — Il barbiere di Siviglia – Gioachino Rossini
Mentire, calunniare, insistere e alla fine la menzogna può apparire realtà.
Il mio giudizio negativo però non è tanto e solamente verso i professionisti della politica, che nella menzogna ci sguazzano e della quale non potrebbero più fare a meno, soprattutto per sostenere tesi a volte davvero insostenibili con dati alla mano, ma nei confronti dei professionisti dell’informazione che avrebbero il compito e l’onere di ristabilire la verità dei fatti.
Ammetto però che anche qui casco male, avrei l’ardire, la presunzione, la pretesa di una professionalità da parte dei giornalisti (per inciso l’albo dei giornalisti fu istituito nel 1925 dal regime fascista, l’ordine dei giornalisti lo sostituì nel 1963 per tutelare l’autonomia e la libertà di informazione).
Anzi, casco malissimo: i palinsesti delle televisioni ed i quotidiani sono infarciti da mane a sera di programmi, dibattiti, discussioni, articoli che di stabilire la verità dei fatti non ci pensano proprio, al contrario sono deliberatamente disegnati e progettati per sostenere delle tesi totalmente e spudoratamente di parte.
Il giornalismo cosiddetto d’inchiesta non esiste più, esiste il giornalismo di accusa, che individua il colpevole, il reato e ci costruisce intorno il caso, quasi sempre senza un reale contraddittorio e tanto meno una possibilità di difesa o di replica. Tutto è costruito con un unico obiettivo: distruggere la rispettabilità e onorabilità del malcapitato di turno, ovviamente sempre della fazione opposta.
Sempre nella logica che mentire è un venticello che si insinua tra la gente, non importa che poi la verità venga a galla, magari in sede giudiziaria, magari dopo anni e anni di calvario, intanto il danno si è irrimediabilmente prodotto ed il vantaggio politico di parte consolidato.
E qui torno all’ordine dei giornalisti e mi pongo una domanda: ma a che cosa serve un’istituzione che affonda le proprie radici nel fascismo, che l’aveva istituita con chiari intenti censori, se oggi lo stesso ordine nel 1965 ne ha decretato l’autonomia e la libertà d’informazione?
Libertà però non significa poter dire e scrivere qualunque sciocchezza che può seriamente e drammaticamente rovinare un’esistenza, rimanendo impuniti. Nessuna censura, sia ben chiaro, ma chiunque deve rispondere delle proprie azioni che abbiano causato un danno ingiustificato a terzi.
Visto che esiste un ordine dei giornalisti, che almeno si preoccupi di sancire, non censurare insisto, coloro i quali commettono, in buona o mala fede, errori così gravi.
Non voglio tirare in mezzo l’intoccabile casta della magistratura, visto che la maggioranza degli italiani la ritiene tale, ma mi limito a constatare che di fatto esistono due professioni in Italia che consentono qualunque sbaglio, errore, omissione e mi spingo a dire dolo, con la certezza dell’impunità: i giornalisti ed i magistrati.
Dei secondi non parlo, sarebbe una battaglia contro i mulini a vento, sui primi invece mi permetto di osservare appunto la rilevante scarsa professionalità, o quanto meno superficialità di comportamento.
Nella migliore delle ipotesi i giornalisti ricevono una querela di parte, la parte che si ritiene danneggiata, ma solo nel 10% delle querele si arriva ad un giudizio e oltre il 90% si conclude con un proscioglimento poiché ritenute del tutto infondate, su 10.000 presentate.
Almeno ora, dal 1° giugno 2025, il codice deontologico dell’ordine dei giornalisti impone al giornalista di rettificare le notizie inesatte e riparare gli errori di propria iniziativa, in modo tempestivo, senza attendere che la parte lesa presenti una formale richiesta legale o minacci una querela.
Il codice deontologico prevede delle sanzioni in caso di mancato rispetto, che arrivano sino alla radiazione dall’albo, ma gli unici casi di radiazione riguardano Sergio Vessicchio, radiato nel 2019 dall’Ordine della Campania per espressioni sessiste rivolte ad un arbitro donna, Vittorio Feltri nel 2000 per la pubblicazione su Libero di immagini pedofile poi riammesso per aver vinto alcuni ricorsi e Renato Farina, radiato nel 2007 per il caso del finto sequestro di Abu Omar e in seguito reintegrato nel 2014.
Insisto per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, anche per ragioni tecniche e tecnologiche: oggi chiunque può aprirsi un blog e di fatto condividere opinioni, passioni o esperienze professionali, godendo della libertà di espressione garantita dall’art. 21 della Costituzione.
Certo questo non risolve il problema dal quale sono partito, ma quanto meno evita l’ipocrisia di un ordine che altro non è che un mero centro di potere, piccolo o grande a piacere, ma del tutto inutile.
Confido poi nella capacità di ciascuno di noi di saper discernere l’aglio dall’olio e per questo, oltre alla nostra intelligenza e buon senso, l’unico modo è di leggere senza pregiudizi iniziali ogni testata e di farsi poi una propria opinione informata, possibilmente basata su dati e fatti piuttosto che mere opinioni o ipotesi campate in aria.
Buona lettura e ricordiamoci che i giornalisti non sono mai super partes!


