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Quale Europa vuole Merz?
di Bruno Lamborghini
In soli due giorni, il 12 e 13 febbraio 2026, il Cancelliere tedesco Merz ha concentrato l’attenzione internazionale esprimendo in vario modo cosa intende fare per il futuro dell’Unione Europea e dell’Europa. Il giorno 12 il presidente del Consiglio UE, Antonio Costa, su sollecitazione di Merz ha convocato nel Castello di Alden Blesen in Belgio un Consiglio informale UE per affrontare il tema della competitività dell’Europa invitando gli autori dei due noti rapporti sul tema, Mario Draghi ed Enrico Letta, il tutto preceduto da un prevertice ristretto da parte di Merz con Meloni ed una ventina di paesi UE, incluso Macron che in precedenza aveva espresso suoi obiettivi in modo critico.
In questi incontri Merz ha messo in evidenza lo stretto rapporto di collaborazione soprattutto industriale che si intende sviluppare tra Germania e Italia e questo è stato oggetto di critiche che hanno evidenziato così il rischio di frammentazione e indebolimento dell’Unione Europea. Di fatto, Merz ha sottolineato, attraverso l’accordo italo tedesco, la necessità di accordi tra singoli paesi europei su tematiche specifiche in campo industriale e tecnologico al fine di accelerare i processi decisionali in Europa, superando i freni determinati nell’Unione dalle procedure di veto. Lo specifico rapporto tra Germania ed Italia anche sul tema dell’industria per la difesa (tra l’altro già in atto tra Rheinmetall e Leonardo ed anche in altri settori) ha sollevato molte critiche da parte francese (anche con riferimento alla possibile interruzione del comune progetto sul supercaccia). Merz si è anche espresso in modo esplicito per l’obiettivo di costruire in Germania il maggiore esercito europeo da impiegare dentro e fuori Nato.
Appare evidente l’intenzione di Merz di svolgere un ruolo centrale nell’Unione Europea, anche introducendo modifiche strutturali e operative. Nei confronti dell’America di Trump, Merz e Meloni hanno manifestato l’interesse a mantenere una stretta collaborazione con gli USA, in apparente contrasto con le posizioni espresse da Macron. Da parte dei media l’accordo Germania-Italia è stato interpretato principalmente come la volontà tedesca di una rottura dello storico asse Germania Francia, ma questa idea di un possibile cambio di alleanze è durata poco, non essendo più ripresa dallo stesso Merz il giorno successivo a Monaco.
Infatti, la mattina del 13 febbraio si è aperta a Monaco di Baviera la 62esima Conferenza sulla Sicurezza con la partecipazione di oltre cento paesi, un evento internazionale che annualmente si propone di affrontare il tema della sicurezza non solo militare e che nella Conferenza di gennaio 2025 ha registrato il noto intervento del Vicepresidente USA J.D.Vance, molto critico nei confronti dell’Unione Europea e dei suoi valori liberistico-woke che impediscono un free speech all’interno ed all’esterno dell’Europa e che sarebbero causa del declino europeo.
La Conferenza si è aperta con l’intervento di Merz che in forma molto drammatica ha annunciato che “L’ordine globale fondato su regole e diritti è vicino alla distruzione. La nostra vacanza (europea e occidentale) nella Storia è finita“. Merz con questo ha voluto significare anche la possibile conclusione dell’alleanza tra Europa ed America, riprendendo forse l‘idea di “rottura” espressa a Davos dal primo ministro del Canada, Mark Carney.
Circa i commenti di Vance nel 2025, Merz ha ammesso che Vance “aveva ragione dicendo che tra noi si è aperta una frattura”. Ma proprio per questo Merz ha anche sottolineato la necessità di proseguire l’importante rapporto tra Europa ed USA, anche se “le battaglie culturali MAGA non sono le nostre “. Per Merz l’Europa deve comunque divenire “più sovrana, militarmente, economicamente e tecnologicamente”.
Non ha più parlato dell’accordo Germania Italia del giorno precedente ed ha invece confermato la collaborazione con la Francia di Macron, pur avendo espresso in precedenza dubbi sulla incertezza e crisi della politica francese.
Alla Conferenza di Monaco non ha partecipato la presidente Meloni, essendo volata a Addis Abeba, dove lo stesso 13 febbraio ha organizzato una giornata italiana nell’ambito del Consiglio dell’Unione Africana e questa assenza è stata notata. In Etiopia Meloni ha detto di condividere quanto espresso da Merz a Monaco circa la necessità che l’Europa “si occupi di sé stessa e costruisca la colonna europea della Nato”.
Giorgia Meloni ha voluto soprattutto rimarcare la necessità che l’Europa possa sviluppare una maggiore integrazione con l’America, accentuando quanto detto da Merz ed in opposizione alle posizioni di Macron. In tale direzione ha indicato anche la partecipazione dell’Italia al prossimo Board of Trade di Trump per Gaza, non come socio, ma come osservatore, rispetto alla mancata partecipazione di Germania e Francia.
Il giorno successivo, 14 febbraio, alla Conferenza di Monaco è intervenuto il Segretario di Stato USA Marco Rubio che ha voluto evidenziare “il legame indistruttibile” tra Europa ed Usa, chiedendo all’Europa di “ritrovare la sintonia con i valori liberali USA” e pur in forma diversa riprendendo quanto detto lo scorso anno da Vance sulla necessità che l’Europa riconsideri i suoi valori liberali e vincoli regolatori. Secondo Rubio: “Noi non abbiamo alcun interesse ad essere gli amministratori cortesi ed ordinati del declino organizzato dell’Occidente”.
Si tratta evidentemente per Rubio che l’Europa partecipi, non più secondo il modello storico Occidente-Nato, ma invece secondo lo schema dell’Emisfero delle Americhe che sta costruendo Trump, seguendo le sue regole e valori. Su questo si dovranno misurare le ambizioni di autonomia di Merz e di una Italia più amica dell’America trumpiana.
La Conferenza di Monaco si è conclusa, del resto come ci si aspettava, senza decisioni finali, così come si è anche concluso nella stessa settimana il Consiglio informale UE, rinviando al Consiglio UE del 19 marzo possibili decisioni sull’Agenda per la competitività ed al 23 aprile a Cipro al Summit straordinario UE ancora sulla competitività. La domanda che viene spontanea è se anche stavolta si tratta della ripetizione delle infinite riunioni UE o se invece Merz ed i suoi colleghi intendono arrivare a qualche decisione operativa?
Quanto avvenuto in questi tre giorni in Belgio ed a Monaco con le dichiarazioni di Merz apre ad altre domande. Innanzitutto, il patto Germania Italia annunciato il 12 febbraio da Merz non è stato ripreso a Monaco ed anzi è stata notata l’assenza di Meloni, allora ci si può chiedere se questa iniziativa bilaterale è stata solo un “balon d’essai” da parte di Merz allo scopo di riportare Macron e l’asse Germania Francia a più miti consigli a guida Merz?
Meloni inoltre da Addis Abeba ha rimarcato le distanze in parte anche rispetto a Merz per un rapporto non conflittuale, ma collaborativo tra Europa ed USA ed allora ci si può chiedere se l’intesa dell’Italia con la Germania si potrà attuare effettivamente e se avrà obiettivi concreti di collaborazione industriale su progetti specifici mettendo in atto, non tanto una Europa a due velocità, ma più concretamente lo sviluppo di positivi rapporti bilaterali possibilmente non chiusi, ma aperti anche in ambito di Unione Europea?
Un secondo interrogativo riguarda il ruolo che intende darsi Merz nel futuro dell’Unione Europea, in particolare con riferimento al suo rifiuto di emettere Eurobonds non seguendo le raccomandazioni di Draghi verso cui ha espresso peraltro grande interesse. Appare evidente l’intenzione di Merz di voler rilanciare la competitività partendo dalla politica nazionale tedesca con propria finanza, prima che in un contesto di debito comune europeo. Merz ha inoltre rafforzato i rapporti con la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Lyen, sua collega di partito (in passato in forte contrasto), sulla necessità di ridurre molti vincoli regolamentari anche nel settore hightech ed in specie in termini di green deal.
Peraltro il ruolo centrale che indubbiamente Merz intende acquisire nel contesto europeo va anche posto in riferimento con la situazione politica interna del suo governo che risulta relativamente delicata in termini di maggioranza stabile e con una presenza elettorale crescente dell’AfD.
Ma una domanda certamente più critica a cui non sembra esservi ancora risposta da parte di Merz riguarda, nel contesto del rafforzamento militare tedesco in una Nato più europea, l’impegno attuale dell’Europa nella guerra in Ucraina, in presenza di una crescente incertezza ed ambiguità dell’impegno americano con l’obiettivo espresso da Trump di concludere al più presto la guerra anche a costo del ritiro forzato ucraino dall’intero Donbass.
Il riarmo tedesco richiede anni per essere significativo, mentre un possibile intervento europeo nei negoziati appare difficile per il rifiuto di Putin che intende trattare solo con un Trump disponibile a future intese sul piano economico. Ma il punto centrale che deve affrontare l’Europa riguarda soprattutto il quadro di incertezza e rischio nel rapporto Europa Russia nel dopoguerra e su questo l’Europa già da ora dovrà cercare di darsi risposte da sola o assieme, ma in relativa indipendenza, agli USA di Trump o del post Trump.
Infine, la domanda più strategica: quale futuro per l’Unione Europea e per l’Europa hanno in mente Merz ed i suoi colleghi? Un rapido declino come preconizzato da Draghi e da Vance se non si cambierà o invece una nuova struttura politica più articolata attraverso cerchi concentrici o dando spazio ad integrazioni tra paesi per sviluppare politiche e progetti comuni in particolare in tema di difesa (su cui Germania, Polonia, paesi scandinavi appaiono già orientati in funzione della difesa dei confini) e di politiche industriali/tecnologiche in cui un concreto programma tra Germania e Italia eventualmente allargato a Francia e altri paesi potrebbe aprire la strada al rafforzamento della competitività europea, partendo anche dall’esperienza positiva realizzata in passato con il piano Airbus?

