Aggiornato al 15/04/2026

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Voltaire

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Il ruolo della Cina nel negoziato per l’Iran

di Bruno Lamborghini

 

La guerra in Iran da parte degli USA e Israele è stata motivata ufficialmente dalla neutralizzazione dell’arricchimento in Iran dell’uranio per scopi bellici e dall’obiettivo di un cambio di regime al fine di tutelare la sicurezza di Israele. In realtà, l’attacco all’Iran nelle intenzioni USA è parte della politica americana verso il suo vero rivale, la Cina, essendo l’Iran il principale alleato della Cina in Medio Oriente nonché la fonte principale dei suoi rifornimenti energetici.

Nel conflitto iraniano sinora la Cina è sembrata essere uno spettatore passivo non intervenendo nella prima fase, mentre in realtà avrebbe avuto contatti continui con il regime iraniano anche attraverso il Pakistan, altro paese legato alla Cina ed anche all’Iran. La Cina via Pakistan è certamente parte delle trattative con l’Iran per raggiungere una tregua e la Cina ha avuto probabilmente un ruolo nell’accordo notturno dell’Iran dopo le minacce di escalation di Trump ed anche una presenza occulta nell’incontro di domenica 12 aprile a Islamabad tra Vance e gli iraniani, conclusosi con l’interruzione dei negoziati, peraltro con il chiarimento dei punti principali ed il rinvio di incontro sempre a Islamabad nella settimana successiva. In occasione di questo incontro la Cina di Xi Jinping appare intervenire direttamente proponendo quattro punti, certamente concordati con l’Iran. Trump dopo il flop di domenica è intervenuto minacciando e attivando un blocco navale più apparente che effettivo.

Da un lato l’iniziativa affidata al Pakistan, ma di fatto in mano cinese ha trovato un Trump che cerca di uscire dall’impasse molto critica per lui, in cui si è venuto a trovare e dall’altro un Iran che deve bloccare l’aggravarsi dei pesanti bombardamenti. ma soprattutto deve assolutamente mantenere l’attuale potere e regime dei pasdaran.

La guerra in Iran è un conflitto tra Trump e XiJinping, piu che tra USA, Israele e Iran e la Cina non intende aggravarlo, ma trovare per ora una soluzione o una sospensione attraverso qualche compromesso nei colloqui di Islamabad, ma il vero accordo finale avverrà a Pechino nell’incontro tra Trump e Xi previsto il 14 maggio, non solo con riguardo all’Iran, ma probabilmente per cercare di stabilire reciproche aree di influenza nel Medio Oriente anche esteso.

L’Iran ha proposto 10 punti per il negoziato a fronte dei 15 punti americani ed ora ci sono i 4 punti di Xi. Alcuni punti appaiono inconciliabili, ma si dovrà trovare forme di compromesso. Il punto più urgente riguarda la gestione e apertura dello Stretto di Hormuz di fronte a cui una possibile richiesta già in parte formulata dall’Iran è di far pagare ticket per ogni passaggio nello Stretto con l’obiettivo di finanziare parte della ricostruzione dei danni alle infrastrutture in Iran. Questo significherebbe il diretto controllo dello Stretto da parte iraniana e sarebbe contrario alle regole del diritto internazionale della navigazione. Circa la questione dell’uranio arricchito sono forse possibili compromessi anche se vi è l’opposizione israeliana. Resta aperto il problema di Israele che intende escludere dalla tregua l’azione militare in atto in Libano contro gli Hezbollah, finché non si sia conclusa l’operazione di pieno controllo del territorio da parte israeliana. Questa posizione costituisce un grosso vincolo al negoziato fino a quando Israele sospenderà le operazioni mantenendo il controllo del territorio sino al fiume Litani.

Trump si è già espresso come il suo solito dicendo che la pace porterà soldi a tutti, un tema che è molto importante per l’Iran con la soppressione delle sanzioni e la riapertura dei commerci, sapendo che i pasdaran hanno forti interessi economici e l’economia iraniana ne potrà trarre benefici. L’Iran chiede anche garanzie che non vi saranno più attacchi e questa garanzia deve essere data principalmente da Israele.

Nel contempo, si dovrà chiedere all’Iran di annullare l’obiettivo fondante della Repubblica islamica di voler distruggere Israele, anche da parte delle sue milizie all’estero, Hezbollah, Hamas e Houthy che non dovranno più essere sostenute dall’Iran.

L’accordo di tregua richiederà tempi lunghi per arrivare ad una pace finale se mai ci potrà essere o invece si protrarranno condizioni di incertezza o peggio di caos, come sta avvenendo a Gaza nonostante il Board of Peace.

L’unico motivo di speranza è il ruolo che intende svolgere la Cina, interessata ad un Medio Oriente di relativa tranquillità in grado di consentire opportunità di libero commercio, anche se la Cina potrebbe avere interesse a mantenere difficoltà al fine di indebolire l’America di Trump.

La Cina aveva già cercato di stabilire la Via della Seta attraverso il Pakistan, l’Iran, l’Iraq, la Giordania e forse l’Arabia Saudita e le sue intenzioni probabilmente non sono cambiate, anche se il ruolo centrale dell’Iran ha subito modifiche. Questo potrà forse essere oggetto di confronto con Trump nel prossimo incontro a Pechino.

La tregua anche se fragile è comunque già oggetto di sua conclamata vittoria per la retorica politica di Trump, che si trova in crescenti difficoltà interne a causa soprattutto per l’aumento dei prezzi determinato dalla una costosa guerra americana non certo voluta dalla base Maga che lo ha eletto.

Gli obiettivi posti da Trump comunque non sono stati raggiunti, il regime iraniano non è cambiato, i pasdaran sono rimasti al potere, le prospettive dell’uranio arricchito sono ancora indeterminate, la demilitarizzazione non è avvenuta, mentre si sono determinati danni gravissimi ai paesi del Golfo Persico e sono aumentati i rischi di stagflazione negli USA ed in Europa.  

 
Inserito il:14/04/2026 15:20:46
Ultimo aggiornamento:14/04/2026 15:32:08
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