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Qualche nota a margine del referendum
di Gianni di Quattro
Ormai è andato, la battaglia tra le parti si è spenta, le polemiche non del tutto, quelli che erano per il NO confermano la loro contentezza per il fatto che la gente ha bocciato una squinternata proposta di modifica costituzionale e quelli che invece erano per il SI gridano all’immobilismo, alla occasione persa, credono che la sconfitta sia stata più politica che tecnica. Sul tema e con un certo distacco dall’evento qualche nota può venire in mente.
In primo luogo il fatto che questa proposta di riforma costituzionale sia stata gestita dal governo senza coinvolgere le altre forze politiche anche non governative e soprattutto il parlamento che rappresenta una delle tre basi su cui si regge una democrazia, significa che questa non è la strada per proporre riforme. E pare opportuno che tutti a prescindere ne prendano atto.
In secondo luogo questa riforma è stata presentata come riforma della giustizia mentre si tratta di riforma della magistratura e questo elemento non ha fatto una buona impressione sulla gente più avveduta. La separazione delle carriere poteva essere approvata anche dal parlamento come legge ordinaria senza coinvolgere la costituzione.
In terzo luogo la campagna promozionale dei fautori del SI è stata basata sulle promesse di una giustizia più efficiente e più giusta come se la magistratura giudicante oggi non sia completamente libera. A parte la falsità, le promesse hanno fatto capire che forse le intenzioni nascoste erano ben altre e non si volevano dire.
In quarto luogo la duplicazione del CSM senza i poteri disciplinari riservati ad un ulteriore organismo appariva raffazzonata, toglieva responsabilità al Presidente della repubblica, la loro composizione affidata ad un sorteggio sbilanciato poteva fare intendere che il condizionamento politico sarebbe stato determinante.
In quinto luogo non era precisato il modo di selezione degli organici, se era possibile prevedere ed in quale modo il passaggio da una struttura ad un’altra come in altri organismi dello Stato, se le strutture di formazione sarebbero state separate e come, naturalmente tutti gli aspetti logistici organizzativi e se per esempio la presenza territoriale avrebbe potuto essere diversa.
Ancora, malgrado la presentazione, la riforma non affrontava alcun problema per aiutare il funzionamento della giustizia come la revisione della mappa territoriale, gli organici dei giudici e quelli del personale ausiliario, il progetto per far funzionare il processo telematico, il miglioramento qualitativo della polizia giudiziaria.
Infine, hanno destato sospetto dichiarazioni di importanti uomini politici e dello stesso Ministero della giustizia in relazione alla possibile revisione della obbligatorietà della azione penale (esiste già un progetto in sede parlamentare), sulla definizione della priorità dei reati da indagare legata alla responsabilità dello stesso Ministero e del Parlamento.

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