Kamla Shankar (20th century) collection: Allahabad Museum – The Bride welcomed into Bridegroom’s house
Il giorno del distacco
di Simonetta Greganti Law
Trasformare un quadro d’autore in parole …
Era un proverbio che aveva imparato da bambina, anche se non ricordava più chi glielo avesse insegnato: “Crescere una figlia femmina è come innaffiare il giardino dei vicini” e quella mattina le continuava a riecheggiare nelle orecchie come un destino già scritto. Lo aveva ripetuto tante volte ma mai come quel giorno temeva di appurarne la veridicità preoccupandosi che ancora, in tempi moderni, una donna col matrimonio potesse appartenere a qualcun altro.
Nel salone addobbato per l’occasione, tutto era pronto per il grande evento ma lei si sentiva un’estranea proprio in casa sua.
I fiori erano disposti nei vasi, la musica si diffondeva nell’aria e gli invitati stavano arrivando numerosi. L’odore del cibo preparato per la festa aleggiava stuzzicante ricco di spezie e di altri aromi intensi mescolandosi a quello dolce del gelsomino in fiore che era stato intrecciato tra i capelli delle ragazze più giovani.
Siji la osservava da lontano. Sua figlia era circondata dai parenti e indossava un prezioso sari in seta con una bordatura dorata. Era adorna di gioielli d’oro: vistose collane, orecchini molto preziosi, numerosi bracciali tintinnanti ad ogni movimento della mano e aveva un trucco curato che metteva in risalto soprattutto gli occhi. Eppure per lei era ancora quella bambina che correva scalza tra le pozzanghere durante l’umida stagione dei monsoni.
L’atmosfera era gioiosa ma la madre di Dona era molto inquieta: sua figlia stava per essere consegnata allo sposo prescelto. Un atroce dubbio l’angosciava: non voleva che questa avesse scelto solo per dovere, su consiglio della famiglia, per rispettare tradizioni forse troppo severe.
Il suo tormento era così evidente che a un certo punto la giovane sposa le si avvicinò e le disse: “mamma, sembri più nervosa di me”.
“Figlia mia, seguimi ti devo parlare”.
Le due donne entrarono in una piccola camera lasciando la festa al di fuori della porta chiusa.
“Non mi perdonerei mai se tu stessi solo facendo quello che credi sia la cosa giusta per tutti.”
La madre, con grande coraggio, confessò che tanti anni prima, quando anche lei indossava un meraviglioso sari di seta molto simile al suo era piena di dubbi e ora rivedeva nella figlia la sua immagine preoccupata di sposa.
Dona non si aspettava questa confidenza tanto intima ma quella continuò. “Quando mi sono sposata ho dovuto cambiare tutte le mie abitudini dall’oggi al domani e mi sono improvvisamente ritrovata in una vita che non avevo scelto fino in fondo. Ho imparato ad accettarla cercando di amare la persona alla quale mi ero affidata. Il vero amore però l’ho conosciuto solamente quando sei nata tu perché un figlio ti ricompensa di gioie mai conosciute prima.
Adesso ti auguro di riuscire ad essere felice costruendo una bella vita con questo bravo ragazzo che ti sta aspettando di là, ma se un giorno ti dovessi accorgere di aver sbagliato, ricordati che io sarò sempre dalla tua parte, per me non sarà mai troppo tardi per reagire e ricominciare con te”.
“Lo so” rispose Dona abbracciandola “ed è per questo che posso andare avanti senza dubbi. Non temere mamma, la paura sarebbe stata una cosa normale anche se avessi scelto tutto da sola. Ora sono pronta a costruire qualcosa anche senza sapere tutto e noi saremo sempre vicine nel bene come nel male”.
La madre, mentre guardava sua figlia allontanarsi verso il futuro capì che forse quel proverbio era sbagliato.
Aveva innaffiato un giardino che avrebbe continuato a fiorire e a rallegrare il suo cuore. Quel giardino non sarebbe mai sparito, avrebbe portato il suo profumo altrove ma le radici dei suoi fiori sarebbero comunque rimaste nella sua casa d’origine a prescindere da dove si fosse orientata la corolla per cercare il sole. Il loro legame indissolubile non si sarebbe mai spezzato ma solo trasformato perché una figlia non è acqua versata, destinata a scorrere via e a perdersi lontano. L’acqua non si spreca mai davvero, cambia forma, si allontana, evapora, si solleva invisibile e leggera, si raccoglie per diventare nuvola e poi ritorna come pioggia, come rugiada, come fiume, entra a far parte del ciclo della vita e anche se a volte prende forma di una lacrima rimane l’anima che dà vita al mondo.


