Aggiornato al 20/04/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale

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I mulini ad acqua della Val Curone

di Pietro Bordoli

 

Arrivando a San Sebastiano Curone, si ha quasi la sensazione di entrare in un tempo sospeso. Le colline, il silenzio, e poi il racconto - quello dei mulini della Val Curone - che prende forma durante l’incontro promosso dall’Associazione Archivio Pittore Piero Leddi. Un racconto che, almeno all’inizio, sembra portarci lontano, in un passato indistinto fatto di acqua, pietre e lavoro antico.

E invece no. La prima sorpresa è proprio questa: quei mulini non appartengono a un’epoca remota, ma sono rimasti in funzione fino agli anni Ottanta. Non secoli fa, ma ieri. Quello che tendiamo a collocare in un passato quasi “mitico” è in realtà parte di una memoria ancora vicina, tangibile.

Molto coinvolgente a questo proposito la testimonianza di Maura Leddi che ci ha fatto vivere, o in alcuni casi rivivere, le emozioni, le avventure, i suoni, gli odori, le sensazioni della sua infanzia al mulino. Non ha poi dimenticato di ricordare come il nonno, persona di indubbia genialità, già nei primi decenni del ‘900 avesse intuito e realizzato la generazione di energia elettrica dal suo mulino (fino a 38kw/h), fatto che aveva permesso al paese di San Sebastiano di avere con orgoglio l’illuminazione pubblica nel suo territorio, addirittura in anticipo rispetto alla fiorente Tortona.

Saulo Guarnaschelli, spontaneo attore protagonista dei riusciti filmati di Giovanni Macchi, ha brillantemente illustrato, con dovizia di particolari e dimostrazioni, il funzionamento delle diverse componenti delle apparecchiature di un mulino ad acqua, sia idrauliche che per la macinazione.

Ascoltando, viene naturale soffermarsi su un altro aspetto. Il funzionamento di quei mulini è rimasto sostanzialmente lo stesso per secoli — dal Medioevo fino al Novecento. Una tecnologia semplice, ma efficace, capace di attraversare il tempo senza bisogno di rivoluzioni.

E qui il pensiero corre inevitabilmente a oggi: a quanto rapidamente invece cambiano gli strumenti che usiamo, a quanto velocemente diventino superati. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito a un’accelerazione che non ha precedenti, e il confronto con quella lunga stabilità colpisce. E questo vale per ogni settore: informatica, robotica, avionica e purtroppo anche missilistica e apparecchiature belliche.

Da una parte, un sapere che si tramanda e si consolida lentamente; dall’altra, un presente che sembra correre sempre più veloce, lasciando poco spazio alla continuità.

L’incontro, peraltro, non si è limitato a una ricostruzione storica. Ha offerto anche uno spunto più ampio sul valore della memoria. Recuperare e raccontare esperienze come quella dei mulini significa restituire senso e profondità al territorio, rafforzando un’identità che rischierebbe altrimenti di disperdersi. Non si tratta di nostalgia, ma di consapevolezza: conoscere ciò che è stato permette di leggere meglio il presente.

In questo senso, il ruolo delle iniziative culturali locali appare centrale. Eventi come questo non solo preservano un patrimonio di conoscenze e tradizioni, ma possono anche aprire nuove prospettive. La riscoperta di attività, luoghi e saperi può infatti tradursi in opportunità concrete: turismo culturale, valorizzazione delle risorse locali, sviluppo di microeconomie legate al territorio.

La memoria, dunque, non è un esercizio rivolto al passato, ma una risorsa per il futuro. I mulini della Val Curone, con il loro ritmo lento e costante scandito dall’acqua, ci ricordano che esistono forme di equilibrio tra uomo, tecnologia e ambiente che hanno saputo durare nel tempo. E forse suggeriscono che, anche nel nostro presente accelerato, vale la pena fermarsi a scegliere cosa conservare, prima che venga definitivamente dimenticato.

https://www.archiviopieroleddi.org/

 

 

 

Inserito il:20/04/2026 10:32:56
Ultimo aggiornamento:20/04/2026 11:55:02
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