Aggiornato al 08/05/2026

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Terre rare, materie prime critiche e minerali strategici in Italia

 

di Vincenzo Rampolla

 

Una sintesi degli elementi chimici e dei minerali indispensabili per le tecnologie moderne e la transizione energetica viene proposta per aggiornarne stato dell’arte, criticità e strategie di investimento.

LE TERRE RARE

Le terre rare (Rare Earth Elements, REE),) sono un insieme di 17 elementi della tavola periodica degli elementi ampiamente utilizzati in ambiti industriali, dall’energetico all’elettronico, non realmente rari in natura, ma di complessa e costosa estrazione. Si tratta di 15 elementi della serie dei lantanidi: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, tulio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, itterbio e lutezio, completati con altri 2, scandio e ittrio.

Questi elementi hanno caratteristiche fisiche e chimiche che li rendono essenziali per la produzione di magneti permanenti, catalizzatori, leghe per le nuove tecnologie e la transizione energetica.  

Cosa sono. La loro storia inizia nel 1794, quando il chimico finlandese Johan Gadolin isolò per la prima volta l’ittrio da un minerale proveniente dalla cava di Ytterby, in Svezia – località che darà il nome anche ad altri elementi del gruppo. La dipendenza globale da pochi Paesi produttori ne fa oggi una risorsa strategica oggetto di tensioni internazionali.

A cosa servono. Le terre rare, sono metalli strategici con proprietà chimico-fisiche indispensabili per il funzionamento di dispositivi e tecnologie che necessitano di campi elettromagnetici o corrente elettrica. Sono diffusi in molti ambiti civili e industriali come telecomunicazioni, energia, difesa, trasporti, sanità, sicurezza, finanza e istruzione. Inseriti in computer, smartphone, auto elettriche, turbine eoliche e la maggior parte delle tecnologie, sono al centro di dinamiche geopolitiche.

Dove si estraggono le terre rare. I maggiori giacimenti di terre rare si trovano in Asia, Russia, Usa, Africa, Sud America, Canada e Australia. Oggi la Cina è il principale produttore mondiale, con oltre il 60% dell’estrazione globale e un ruolo dominante anche nei cicli di raffinazione e separazione, pari all’80-90% del mercato. Altri industriali in Europa sono Groenlandia, Norvegia, Svezia e Spagna, con produzione ancora marginale. L’Italia è fuori dal gioco. Alcune aree mostrano potenziale pur senza miniere attive per estrazione. L’UE è fortemente dipendente dalle importazioni, soprattutto da Pechino.

Impatto delle terre rare sull’ambiente. L’impatto ambientale legato alle terre rare è tra gli aspetti più critici della filiera. Le fasi di estrazione, separazione e raffinazione sono processi ad alta intensità energetica e richiedono l’impiego massiccio di acidi, solventi chimici e grandi quantità di acqua. Risultato? Elevato rischio di contaminazione di suolo, aria e falde acquifere, oltre a produzione di fanghi radioattivi e rifiuti tossici di complessa gestione. La concentrazione della produzione in un numero ristretto di Paesi espone il mercato globale a rischi di approvvigionamento e forti squilibri economici. Per questo le terre rare sono state inserite tra le materie prime critiche, favorendo la disparità delle fonti e rafforzando le filiere interne.

Riciclo delle terre rare. Il recupero o riciclo (urban mining) delle terre rare dai Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) rappresenta una delle leve strategiche più ricercate e promettenti.

Molti oggetti tecnologici di uso quotidiano contengono terre rare, essenziali per il funzionamento di circuiti stampati, display, batterie e motori elettrici. A fine vita, diventano reali miniere urbane, recuperati solo in minima parte. Il potenziale è enorme: valorizzarli significa ridurre la dipendenza dalle importazioni, abbattere le emissioni legate all’estrazione primaria e promuovere la nascita di nuove filiere industriali ispirate ai principi dell’economia circolare.

In questo scenario Dismeco, azienda fondata a Bologna nel 1977, rappresenta una best practice italiana per l’economia circolare, solidamente specializzata nella gestione completa dei RAEE aziendali e urbani.

 LE MATERIE PRIME CRITICHE

Le materie prime critiche (MPC) sono un gruppo di 34 materie selezionate e considerate dall'UE di vitale importanza per la transizione energetica e digitale. Analizzate dalla direttiva Critical Raw Materials Act (CRMA) vengono elencate 14 materie prime critiche delle 34 presenti sul territorio italiano:

(3)   Rame, Titanio, Tungsteno: strategici per industria, aerospazio e difesa.

(3)   Silicio, Gallio, Germanio: chiave per semiconduttori e pannelli fotovoltaici.

(4)   Litio, Cobalto, Nichel, Grafite: essenziali per le batterie dei veicoli elettrici.

(4)   Terre rare: neodimio, disprosio, scandio, ittrio cruciali per magneti permanenti.

All'interno delle materie prime critiche sono state incluse le terre rare perchè attualmente non esistono miniere attive per l'estrazione commerciale su larga scala e la produzione è limitata a studi di fattibilità e progetti di ricerca, frenati dagli alti costi e dal rischio ecologico. Con la convenzione European Raw Materials Alliance (ERMA), l’UE appoggia varie iniziative: rafforzare la catena del valore interna, limitare la dipendenza esterna, applicare il riciclo, diversificare i fornitori, alzare la produzione interna e preparare un forte balzo della domanda (+34% nel 2030).

Situazione in Italia: L'Italia estrae soprattutto fluorite (per alluminio) e feldspato (per ceramica e vetro) e recupera materiali (litio, cobalto, terre rare) da rifiuti elettronici e miniere dismesse.

In Piemonte, nella zona di Punta Corna (Torino), ci sono depositi di cobalto, sfruttati in passato, ora abbandonati. L’elemento è chiave per produzione di batterie ricaricabili e mercato in forte ascesa.

La Liguria ha un vasto giacimento di titanio nel Parco nazionale del Beigua, tra Genova e Savona, area protetta dall'UNESCO, con ogni progetto di estrazione bloccato da vincoli ambientali.

Nel Lazio e in Campania, tra il Lago di Bracciano e i Campi Flegrei, si trovano riserve di litio, uno dei materiali più richiesti dall'industria tecnologica. Anche lo zinco, estratto fino agli anni '80 a Gorno (BG) e abbandonato, oggi potrebbe riapparire sul mercato, essendo economicamente vantaggioso.

In Sardegna, Toscana e lungo l'Arco Alpino esistono le aree più produttive, ricche di materie prime critiche, ma non esistono miniere attive per l'estrazione commerciale su larga scala; la produzione è molto limitata, scalzata da studi di fattibilità e progetti di ricerca.

 I MINERALI STRATEGICI

I minerali strategici. L'UE classifica strategici i materiali di maggiore importanza per le tecnologie verdi e digitali. Sono materie prime essenziali per la transizione energetica, la difesa, l'aerospazio e l'IA, caratterizzati da alto rischio di approvvigionamento e peso economico.

Permane il dominio cinese con la raffinazione del 70-90% della maggior parte di questi minerali.

Il riciclo è vitale per il futuro, ma nel breve termine l'UE punta a diversificare le importazioni e a sviluppare progetti estrattivi, nonostante le incognite di apertura di nuove miniere in Italia. L'aumento della domanda è sostenuto dal mercato dei veicoli elettrici e dal rapido sviluppo delle infrastrutture per l'AI, con un tasso di crescita annuale previsto superiore al 5% nel prossimo quinquennio.

Minerali strategici per l’Italia: Manganese, in Liguria e Toscana; Tungsteno, in Calabria, Sardegna e nelle Alpi centro-orientali; Bauxite e Fluorite (3M ton) in Sardegna a Silius (CA); Grafite, nel Torinese, Savonese e Sila Calabrese; Litio, in Lazio e Toscana.

Nonostante il potenziale, la mappa mineraria italiana non è aggiornata dagli anni '70. La ricerca attuale trova sfogo valutando la sostenibilità economica e ambientale dell'estrazione sia geotermica che mirata al riciclo.

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BILANCIO ECONOMICO - FINANZIARIO

Il bilancio economico-finanziario dell'Italia relativo alle Terre Rare e alle Materie Prime Critiche nel 2025-2026 è segnato dalla scarsità di investimenti, dai gravosi regolamenti UE e da un'elevata dipendenza dall'estero, la Cina in testa, che espone l'industria nazionale a elevati rischi.

Bilancio delle Importazioni

  • Dipendenza UE: l'UE importa circa il 90-95% delle terre rare dalla Cina. Per l'Italia, il titanio e le terre rare sono essenziali per i settori automotive, aerospaziale e rinnovabili.
  • Rincaro prezzi: si stima che circa 77.000 aziende italiane siano esposte alla volatilità dei prezzi dei materiali, con un impatto potenziale sulla filiera produttiva sulla soglia di €88 Mld. Nel 2026, si prevede un aumento complessivo dei prezzi delle materie prime del 16%, con picchi nei metalli critici. Esempio: nel 2025 neodimio salito del 55%.

Strategie di Investimento e Valore Economico. Per ridurre la dipendenza estero, l'Italia punta su investimenti nel riciclo e nel recupero, mirando a valorizzare la produzione interna.

  • Da studi 2025, un investimento di €2,6 Mld consentirebbe all'Italia di coprire il 66% del fabbisogno nazionale di alcune MPC strategiche.
  • Il riciclo di materiali potrebbe generare oltre €6 Mld di valore aggiunto per la filiera entro il 2040.
  • Progetti Strategici (2026): Il Governo ha approvato i progetti CRM4 Defence di Leonardo e Neodymium Circular Magnets di RarEarth nell'ambito del Critical Raw Materials Act (CRMA) europeo, focalizzati su riciclo e trasformazione. Molti studi e progetti e scarse notizie sull’avviamento.

Risorse Nazionali e Riciclo

  • Assenza di giacimenti terre rare, pur con 14 delle 34 materie prime critiche in Sardegna, Toscana e Alpi.
  • Miniere attive ma scarsa produzione nazionale, limitata a feldspato e fluorite.
  • Riciclo in attivo: l'Italia emerge per le capacità di riciclo, ma il tasso di raccolta dei rifiuti elettronici è 34%, inferiore alla media europea di 47%.

Quadro Normativo e Pianificazione

  • Critical Raw Materials Act (CRMA): in vigore da maggio 2024, mira a garantire entro il 2030 almeno il 65% di ciascuna materia prima strategica proveniente da un singolo paese terzo.
  • Piano Nazionale: il PNRR, Missione 7, prevede investimenti nel recupero e efficienza MPC.   

In sintesi: l'alta esposizione debitoria-tecnologica verso fornitori esteri (Cina) spinge l’Italia a massicci investimenti nel riciclo. Obiettivo: migliore autonomia industriale entro il 2030.

La dipendenza dai mercati esteri è totale e il dibattito sull’apertura di nuove miniere è ostacolato da vincoli ambientali e burocratici. Si aggiunga l’intervento del Ministro Urso: Possediamo nel nostro Paese la metà delle materie prime critiche indicate, ma si trovano in miniere che sono state chiuse oltre 30 anni fa, per il loro impatto ambientale o per i minori margini di guadagno. Nonostante la ricchezza di materie prime, in Italia non si estraggono terre rare su scala industriale.

Il regolamento UE riapre il tema dell’estrazione mineraria e parla chiaro: entro il 2030 l’Italia deve rispettare il criterio vincolante di posizione prioritaria richiesto. Diversamente, la filiera Terre rare e Materie critiche della presente sintesi non può che venire inquadrata “ultima ruota del carro”. Chiarissimo l’imperativo categorico del Regolamento UE: I progetti strategici devono inoltre avere una posizione prioritaria a livello nazionale per assicurarne la rapida gestione amministrativa e il trattamento d’urgenza in tutti i procedimenti giudiziari e di risoluzione delle controversie che li riguardano.

Progetti, piani, ipotesi e verbi al condizionale. Il profit & loss di base si impone e non può che giovare.

Consultazione: Geopop Stefano Gandelli – Credi; Database ISPRA; Redazione Esquire Italia - Agosto 2025; Sole 24 ore; Ecogreen.to.it; mimit.gov.it; Ministero MASE. Regolamento (UE) 2024/1252 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 aprile 2024 - Progetti Strategici - Criterio n.5.

 

Inserito il:07/05/2026 12:41:25
Ultimo aggiornamento:07/05/2026 14:43:43
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