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Energia dai rifiuti? Sì, il biometano
di Vincenzo Rampolla
Cos’è? È la versione verde del gas naturale, scoperto da Volta nel 1776. Esplorava le sponde del Lago Maggiore e notò bollicine che emergevano dalle acque melmose. Le definì aria infiammabile nativa delle paludi. Secoli dopo, anche l’Italia c’è arrivata, nel 2009…
Nasce dalla depurazione del biogas, prodotto in assenza di O₂ con la digestione anaerobica, la decomposizione di scarti agricoli, fanghi di depurazione acque reflue urbane, colture erbacee, bucce, foglie, sansa di olive, reflui zootecnici, scarti di animali e Forsu (Frazione organica rifiuti solidi urbani). Attraverso la conversione (upgrading) si separa il metano impuro da CO₂ e si ottiene il biometano, biocombustibile depurato, di fatto metano fossile, ideale per la rete gas e i trasporti. Adeguate tecnologie o membrane speciali rimuovono CO₂ e impurità, ottenendo una concentrazione del metano puro a più del 97%.
Biometano, patrimonio italiano. Che succederebbe in Italia, se si spingesse a livello nazionale la produzione di biometano con digestione anaerobica di origine agricola? Si metterebbe a profitto una ricchezza trascurata, sfruttata male, risorsa strategica per la transizione ecologica e gli obiettivi 2030 del PNIEC (Piano Nazionale Energia Clima). Proposta colta dai Ministri e numerosi gli interventi adeguati. Con la Direttiva 2009, l’attenzione si è concentrata subito sulla purificazione del biogas. Punto di svolta si è avuto poi con il Decreto DM 2018 per l’immissione diretta nella rete del gas naturale, l’autotrazione e la produzione di energia, favorendo la nascita dei primi impianti di upgrading, basati su adeguate tecnologie. Pietre miliari sono stati altri 2 provvedimenti normativi: Decreto Sostenibilità, agosto 2024, con l’adozione di criteri stringenti per ottenere la certificazione di sostenibilità del biometano e Decreto FER2, dicembre 2024, per l’applicazione di un sistema di aste competitive e tariffe incentivanti.
Gli interventi mirati nella produzione di energia da fonti rinnovabili danno spazio al biometano e prevedono: un sistema di incentivi fino al 40% dei costi per nuovi impianti o riconversioni, l’autorizzazione prioritaria per impianti che usano biomasse residuali e producono un digestato di qualità per l’agricoltura e un nuovo sistema di cumulabilità con misure di sostegno.
Con l’approvazione del PNRR, lo sviluppo di impianti per la produzione di biometano è entrato tra le priorità strategiche per la transizione ecologica, destinando risorse pari a €1,7 Mld per il consolidamento della filiera e €2,3 Mld per la riconversione agricola. L’obiettivo è adeguare gli impianti biogas esistenti in Italia, portandoli a distribuire anche biometano.
Il target annuale (a) PNRR 2026 è elevato (v. tabella): capacità produttiva di 2.3 Mld m³/a entro giugno, di 5,7 Mld m³/a entro l’anno e nel lungo termine un potenziale complessivo di 6.8-8.1 Mld m³ /a. Il settore agricolo ha un ruolo centrale in questo target attraverso il modello Biogasfattobene che integra la digestione anaerobica con pratiche agricole sostenibili.
Il target nazionale fissato per il 2030 è ambizioso. equivalente a circa il 10% del consumo di gas naturale nazionale. Gli impianti biogas in Italia si allineano, configurati come hub multifunzionali e in grado di soddisfare diverse esigenze, di carattere energetico e economico: producono energia rinnovabile e le biomasse sono materie che non vanno ad esaurirsi; generano materia utilizzabile, con parte liquida e solida del prodotto della digestione anaerobica utilizzabili in agricoltura e destinate alla gestione come fertilizzante organico sostenibile dei rifiuti agricoli e urbani. Il biometano in pratica non ha deluso, rivelandosi elemento chiave della rivoluzione energetica, ponte che permette di coniugare competitività nei settori agricolo e industriale e tutelare territorio e sicurezza per scorte energetiche.
L’analisi di Legambiente. Legambiente si è inserita alla grande nel percorso. Con l’Università degli Studi di Padova ha realizzato lo studio Biometano: una risorsa strategia per la transizione ecologica dell’Italia presentato a Roma nel primo Forum Biometano. Analizzata e stimata la potenzialità del biometano da scarti agricoli a livello regionale nazionale, un pacchetto di 10 proposte è stato trasmesso al Governo. Da queste emerge una produzione potenziale di biogas di 10.2 Mld m³/a con 2.200 impianti biogas pari a 5 Mld m³/anno biometano con il seguente apporto:
75%, dalla fonte principale effluenti zootecnici, 20% dagli scarti delle colture erbacee destinabili alla digestione anaerobica, 5% dagli scarti dalla trasformazione industriale di materie prime vegetali e 1% dai sottoprodotti dell’industria della macellazione.
Le Regioni considerate dall’analisi. 5 le Regioni analizzate: Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto. Puglia, Sicilia, La produzione potenziale complessiva di biometano è così stimata: Lombardia 1.2 Mld m³/a, Friuli-Venezia-Giulia 1.47 Mld m³/a, Veneto 881 M m³/a, Sicilia 339 M m³/a e Puglia 287 M m³/a.
Che fare? Per Legambiente i dati parlano chiaro. È essenziale sviluppare il biometano a partire dalla conoscenza del tessuto agricolo regionale. La filiera degli impianti biogas in Italia mira a un futuro che si gioca su 4 direttrici basilari: innovazione tecnologica, integrazione settoriale, economia circolare e gestione rigorosa, stagionalità, concentrazione e logistica degli scarti, continuità degli effluenti, prossimità delle filiere di trasformazione. È indispensabile per selezionare la migliore dieta dei digestori, evitando errori e esitazioni. La digestione anaerobica deve essere un’infrastruttura a servizio dell’agricoltura, con gestione degli scarti, riduzione delle emissioni, valorizzazione del digestato e sostegno alla fertilità dei suoli. Il biometano diventa vettore strategico per decarbonizzare il sistema gas.
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Anno |
Obiettivo Mld m³/a |
Produzione Mld m³/a |
Impianti biogas |
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2021 |
0,254 |
0,123 |
35 - 48 |
|
2022 |
4,1 |
0.157 (luglio) |
115 |
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2023 |
2,3 – 2,5 |
0,500 – 0,600 |
115 |
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2024 |
4,9 |
0,422 |
115 |
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2025 |
1,8 |
0,700 |
350 |
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2026 |
2,3 – 2,8 (6 mesi) |
---- |
350 |
Totale 2,002
Produzione Italia biometano a fronte di stanziamento totale di €4Mld e obiettivo 2026 di 5,7 Mld m³/a
ll GSE (Gestore Servizi Energetici - Ministero Economia e Finanze) annuncia un nuovo ciclo di incentivi per sostenere la produzione di biometano in Italia dopo il PNRR, con obiettivo prioritario 5,7 Mld m³/a di biometano entro il 2030. Emergono tuttavia forti criticità. Alla data attuale, solo 4 delle 5 aste previste sono definite e la capacità produttiva assegnata è decisamente inferiore rispetto ai lotti disponibili; la 5ª asta, causa esaurimento del budget di €1,7 Mld, ha finanziato solo 148 dei 298 progetti ammessi. Risultato: la soglia produttiva complessiva, pari a 122.842 m³/h, è ancora lontana. Il GSE è pronto in emergenza a una 6ª asta per assegnare il lotto residuo di 100 M m³/a con apertura dell’uso del gas ai settori hard to abate, i più difficili da decarbonizzare.
Il tempo stringe: tutti gli interventi devono essere definiti entro il 30 giugno 2026, data di chiusura ufficiale del PNRR, per evitare di mettere a rischio il contributo strategico del biometano alla transizione energetica nazionale. Evitare che il guado si riduca allo stesso liquame che ci affanniamo a convertire in energia.
Consultazione: Studio Biometano di Legambiente; quotidiano. net - antonio petrucci, roma, 26 febbraio 2026;
Un impianto di produzione di biometano è dimensionato per una portata di biogas di discarica di circa 120 kg/h di biometano.1 Smc (Standard m³)=10,69 KWh; costo 1 Smc = 0,37€. Prezzo medio biometano= €1,35 / kg.

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