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E’ possibile superare la dipendenza europea dalla finanza americana?
di Bruno Lamborghini
Una recente indagine di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera e sulla 7 ha riproposto il caso di cinque giudici della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, sanzionati dal governo Trump per aver condannato per crimini di guerra il primo ministro israeliano Netanyau, che si sono visti bloccare le loro carte di credito americane e così è avvenuto anche alla referente speciale ONU per la Palestina Francesca Albanese.
Da questi eventi emerge sempre più chiaramente come da parte del governo americano si possano bloccare i conti di cittadini europei ed altri che utilizzano carte di credito emesse da società USA, ovvero dalle principali e forse uniche carte di credito in circolazione nel mondo, in carenza di carte di credito emesse in altri paesi ed in specie in Europa.
Questi casi fanno emergere la storica dipendenza dalla finanza USA delle banche europee oltreché dei cittadini e imprese e conseguentemente il grave rischio che per qualsiasi ragione da parte americana si possano bloccare in Europa milioni di transazioni commerciali e finanziarie.
Un possibile blocco delle carte di credito in Europa da parte americana non solo nei confronti della criminalità internazionale, ma anche per motivazioni politiche, costituisce una gravissima minaccia e rischio di gravi interferenze tra gli stati con possibili effetti negativi, maggiori anche delle decisioni unilaterali di Trump sui dazi.
Va sottolineato che il blocco delle carte di credito USA può provocare anche un blocco da parte delle banche europee dei propri sistemi di pagamento nei confronti dei propri clienti seguendo le sanzioni provenienti dagli USA.
Ci si può chiedere come mai si deve ricorrere in Europa a carte di credito americane e perché non vi sono carte di credito a base europea? Nell’Eurozona non sono mai riusciti a mettersi d’accordo per creare una rete e strumenti europei di pagamento e solo l’auspicato accordo per la creazione di una Unione europea dei capitali potrebbe portare a soluzioni.
La supremazia finanziaria americana è nota da sempre anche se in lenta diminuzione. Il dollaro rappresenta il 58% delle riserve valutarie delle banche centrali contro il 20% in Euro ed il 50% dei pagamenti mondiali avviene in $ così come il 60% dei depositi bancari.
La Cina è il paese che più di altri cerca di affrancarsi: nel 2025 il 40% dei suoi scambi commerciali è trattato in yuan/renminbi, in particolare verso Russia e Brasile e si cerca di fare della moneta cinese un elemento di scambio al posto del dollaro attraverso gli accordi BRICS e creando reti alternative alle reti degli scambi finanziari Swift controllate dagli USA. Inoltre la Cina ha creato il renminbi digitale e lo sta diffondendo nel paese in concorrenza ma anche interagendo con le reti di pagamenti private come Alipay e WebChat Pay che gestiscono il 90% delle transazioni commerciali in Cina.
Il Governatore della Banca centrale cinese si è cosi espresso: “Vi è una costante ascesa dello status internazionale del renminbi dopo la crisi finanziaria globale del 2008 per cui è diventato la seconda valuta di finanziamento commerciale nel mondo e la terza valuta dei pagamenti oltreché la terza valuta nel paniere di valute dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale”
L’Unione Europea si sta rendendo finalmente conto che la finanza mondiale sta cambiando soprattutto con la diffusione delle transazioni digitali e quindi la Banca centrale europea ha avviato la sperimentazione dell’Euro digitale nel 2027 e l’inizio della sua diffusione auspicabilmente nel 2029.
Secondo la presidente BEI Lagarde: “L’Euro digitale offrirà ai consumatori una soluzione accettata per qualsiasi pagamento digitale in tutta l’area Euro e garantirà il massimo livello di privacy e sarà possibile pagare anche offline in modo analogo al contante. L’Euro digitale porterà vantaggi alle imprese europee perché ridurrà le commissioni e renderà più facile per i fornitori europei di servizi di pagamento di ampliare le soluzioni offerte. Sarà basato su una infrastruttura completamente europea evitando una dipendenza da fornitori esteri per i pagamenti”.
Secondo Pietro Cipollone, membro italiano del Board della Banca centrale europea: “le reti globali di carte di credito dominano affidando le transazioni quotidiane interamente a società extraeuropee. Questa eccessiva dipendenza non solo ostacola la concorrenza, con conseguenti commissioni più elevate per gli esercenti che si traducono in prezzi più elevati per i consumatori, ma mette in discussione anche la nostra sovranità, minacciando la nostra capacità di agire in modo indipendente in uno degli ambiti più critici per il funzionamento della nostra economia”.
L’introduzione dell’Euro digitale non incontra solo consensi, ma anche problemi ed ostacoli in particolare per il rischio che possa in parte sostituire o ridurre i depositi e conti correnti bancari, dato che l’Euro digitale attirerà molti utenti in quanto non vi dovranno essere applicate commissioni. In più, essendo utilizzabile nell’intera Eurozona costituisce una specie di Bancomat europeo.
L’obiettivo è probabilmente di estenderne il possibile utilizzo anche al di fuori dell’Eurozona nei paesi che lo consentiranno. Ed in questo modo potrà rappresentare anche una alternativa internazionale alle carte di credito a base USA, anche se non svolge il ruolo di credit card che consente credito a breve, essendo una debit card, come il Bancomat. E’ interessante che possa svolgere pagamenti anche offline di fatto sostituendo il contante.
Peraltro, occorre considerare che l’Euro digitale come tutti i pagamenti espressi in Euro si basa su una valuta che non ha, come invece il dollaro o il renminbi, alle sue spalle uno stato in grado di garantirne il valore e non basta per questo la Banca Centrale Europea anche se costituisce un punto di tutela e di riferimento importante nelle transazioni internazionali. Lo potrà invece diventare in pieno solo se e quando verrà realizzata una vera unione federale.

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