Aggiornato al 27/05/2026

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

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La sfida geopolitica di Leone XIV e l'incubo della scuola post-meritocratica

Santità mi perdoni l’ardire.

 

di Mauro Nemesio Rossi

 

Quando la suprema autorità della Chiesa cattolica sceglie di intervenire sui destini della tecnica, la storia regista un mutamento d'epoca. L'analogia ci riporta a 133 anni fa, alla Rerum Novarum di Leone XIII (1891). L’enciclica affrontava la Rivoluzione Industriale. In quel periodo, la macchina subentrava alla fatica muscolare, esautorando la forza animale e umana per destinarla alla produzione capitalistica. Oggi, l'intervento del Pontefice Leone XIV misura una transizione ben più radicale, non più la meccanizzazione del braccio, ma l'automazione della mente.

Se la prima rivoluzione industriale ha sottratto l'uomo alla fatica fisica, la rivoluzione delle reti neurali dell'intelligenza artificiale minaccia di espropriarlo della sua stessa essenza. Non siamo di fronte a un progresso, bensì a una metamorfosi ontologica. Il rischio è che i sistemi di apprendimento non si limitino a aiutare l'intelletto umano, ma finiscano per sottomettere il ruolo stesso, ridefinendo i concetti di verità, identità e finanche l'ordine geopolitico globale.

L'enciclica è nata in contesto macroeconomico infuocato, caratterizzato da una conflittualità polarizzata tra l'Occidente atlantico e il blocco orientale. Una visione capitalista ed egemonica, voluta dalla destra conservatrice americana di Donald Trump, legata al benessere materiale della finanza e alla difesa della supremazia globale d'oltreoceano. A questa si contrappone la pressione demografica ed economica dei Paesi dell'Est e del Sud del mondo, che pur rappresentando la maggioranza della popolazione della Terra, si trovano a dover inseguire un monopolio tecnologico saldamente custodito nella Silicon Valley.

La finanza americana detiene, di fatto, la quasi totalità delle infrastrutture critiche, dei brevetti e dei supercomputer necessari per addestrare i modelli di frontiera. Per Wall Street e per il potere politico conservatore, l'IA è l'arma definitiva per mantenere il proprio dominio economico.

In questo scenario, il Papa si configura come il nemico ideale e più temibile dell'ideologia del profitto puro. La sua enciclica tenta di porre un freno e regolare l'espansione incontrollata del capitale tecnologico, invocando una regolamentazione che sottragga l’evoluzione alla logica del profitto trimestrale.

Tuttavia, proprio in questa tensione, l'analisi del Pontefice mostra le sue crepe, scivolando in una forma di idealismo astratto che rischia di disarmare quelle generazioni che vorrebbe proteggere.

Il limite più evidente del documento pontificio sta nella visione della formazione giovanile, un'analisi che soffre delle medesime allucinazioni che affliggono i modelli di intelligenza artificiale: una disconnessione dalla realtà. Nel passaggio centrale dedicato all'istruzione, il testo papale recita: «In questo contesto, la scuola non può limitarsi a essere un luogo di trasmissione di competenze tecniche o un ambiente finalizzato a ottimizzare le prestazioni degli studenti in base a standard digitali. La scuola deve essere il luogo in cui si impara la comunione, la diversità e la bellezza del limite umano.»

Questa dichiarazione, pur mossa da nobili intenti, configura una profonda eresia pedagogica ed economica rispetto alle necessità del secolo presente. Escludere o declassare la trasmissione delle competenze e l'ottimizzazione delle prestazioni significa ignorare il nodo critico della formazione contemporanea.

Nell'ecosistema dell'IA, dove il lavoro cognitivo routinario viene azzerato in pochi millisecondi, l'assenza di competenze tecniche e metodologiche di altissimo livello non produce comunione, ma marginalizzazione sociale ed economica. Il limite umano, celebrato dall'enciclica come un valore estetico e teologico, rischia di trasformarsi in una condanna all'irrilevanza se non viene supportato da una rigorosa preparazione scientifica e umanistica capace di dominare la macchina anziché subirla.

Per comprendere la gravità dell'approccio papale, è necessario analizzare lo stato precario in cui versano i sistemi scolastici specie quelli dell’Italia meridionale, reduci da decenni di riforme ispirate a un malinteso progressismo pedagogico. L'abolizione dell'autorità della cattedra ha privato i docenti della legittimità culturale e sociale necessaria per guidare gli studenti. Il docente non è più il custode di un sapere superiore, ma un facilitatore intercambiabile. La selezione basata sul merito e sul rigore dello studio è stata sacrificata sull'altare di un'inclusione, che si traduce nei fatti in una sistematica svalutazione dei titoli di studio. La scuola si è trasformata in un distributore di crediti formativi e competenze, un diplomificio dove la classe dirigente insegue indicatori burocratici, premi fittizi e vuoti standard di performance che non misurano la reale preparazione, bensì l'adeguamento formale a procedure ministeriali.

Questa assenza educativa ha livellato verso il basso la preparazione dei giovani, sostituendo la sostanza della conoscenza con l'apparenza. Una scuola che rinuncia a ottimizzare le prestazioni e a trasmettere competenze dure, in nome di una generica socialità, non fa altro che ratificare l'abdicazione dell'uomo di fronte all'avanzata dell'intelligenza artificiale.

Se l'essere umano viene privato della capacità di pensiero critico, di logica formale, di competenze matematiche e di memoria storica, a causa di una scuola che glorifica il limite anziché lo sforzo del superamento, egli diventa inferiore alla macchina.

L'intelligenza artificiale, nella sua essenza attuale, non è un'entità cosciente, ma un grossolano e immenso incubatore di dati; un motore statistico che associa parole e concetti sulla base di calcoli probabilistici. Non possiede comprensione del mondo, né coscienza del sé. Tuttavia, se l'interlocutore umano è privo di strumenti di verifica e abituato alla massificazione acritica, la macchina diventa un oracolo.

In questo scenario di totale sottomissione l'umanità rischia di cadere nella celebre, tagliente massima del principe della risata, Totò: «A prescindere».

L'accettazione del responso dovuto a un algoritmo avviene a prescindere dalla sua verità. L'uomo del futuro svuotato di nozioni e pigro nella logica, accetta l'allucinazione della macchina come verità rivelata, rinunciando al vaglio della ragione. L'approccio burocratico della scuola e quello probabilistico dell'IA si uniscono in una morsa che cancella l’essenza della coscienza.

Per non soccombere alla transizione epocale guidata dai colossi della finanza transatlantica, la civiltà non può permettersi il lusso della ritirata spiritualistica suggerita da Leone XIV. La risposta all'allineamento tecnologico non è la celebrazione dell'incapacità o l'abbandono delle competenze in nome di una purezza relazionale.

La difesa dell'umano si attua con il ripristino di una scuola che recuperi la gerarchia dei valori culturali, il rispetto per lo sforzo intellettuale e la centralità del merito. Solo una mente rigorosamente addestrata, capace di padroneggiare i linguaggi della tecnica e della scienza, può imporre il controllo sulle reti neurali. In caso contrario, l'elogio del limite si tradurrà nella resa dell'uomo di fronte alla sua stessa creazione, trasformando la società in un gregge governato da un cane al silicio.

 

Inserito il:27/05/2026 10:45:39
Ultimo aggiornamento:27/05/2026 10:58:02
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