Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale
Clicca qui per ascoltare (In lavorazione)
Como: città e calcio
di Graziano Saibene
Como, inteso come città, dopo aver perso negli ultimi tempi la maggioranza delle sue piccole e grandi imprese, tutte legate alla produzione dei tessuti, soprattutto di seta pura, e dei suoi personaggi più creativi, si stava inesorabilmente addormentando, rassegnata a sfruttare il suo patrimonio immobiliare e la fama che era stata proiettata nel mondo del lusso e dell'immagine da personaggi molto noti del cinema e dintorni (George Clooney, Richard Branson), che avevano cominciato a investire comprando alcuni gioelli del lago, come la villa Oleandra di Laglio e la Cassinella di Lenno, presto imitati da altri facoltosi compratori di ogni provenienza, anche e soprattutto Russi.
Ma nella città e nella sua convalle sta da tempo prendendo piede il fenomeno molto conosciuto in tutto il Paese Italia noto col nome di overtourism, con tutti i suoi risvolti negativi che accompagnano quelli positivi per i gestori dei servizi di ristorazione a affini.
Ebbene, da qualche anno a Como qualcosa si sta risvegliando. L'articolo che segue sembra che parli solo di sport, anzi di calcio. Ma il seguito potrebbe essere qualcosa di molto diverso.
****
Posso tranquillamente sostenere che ho potuto accompagnare la vita dello stadio e della squadra di calcio fin dai primi passi miei e del Calcio Como in serie A.
1: Lo stadio Giuseppe Sinigaglia è stato completamente ricostruito attorno al 1940 dall'Ing. Gianni Mantero, - che faceva parte del primo gruppo degli architetti e designers razionalisti formatisi attorno al grande Giuseppe Terragni - come “Casa del Balilla”; era il fratello minore di mio nonno Riccardo Mantero, il quale è stato anche uno dei maggiori finanziatori dell'opera, oltre che padre di Carletto Mantero, indimenticato numero 7 goleador negli anni 20.
2: Ovviamente i tre illustri parenti di cui sopra si erano guadagnati una specie di diritto vitalizio su una fila di posti previlegiati in tribuna coperta, proprio sopra la tribuna d'onore e dei giornalisti, da cui si vedeva il bellissimo scorcio di lago (non c'era la tribuna B ma solo la parte piana dell'anello della pista ciclistica, con l'entrata per l'ultimo giro e gli arrivi in volata delle corse ciclistiche (giro di Lombardia e tappe del Giro d'Italia).
3: E io, che ero ospite con tutta la mia famiglia nella casa del nonno, in attesa che fosse di nuovo abitabile la nostra residenza di piazza Coloniola, sequestrata per gli ufficiali tedeschi, e poi inglesi, e infine americani negli anni della guerra (noi sfollati dal '43 in campagna ma dal '46 rientrati a Como per via delle scuole), sono subito diventato accompagnatore fisso dei tre Mantero allo stadio nelle domeniche degli incontri casalinghi: e così non solo ho imparato le regole, ma ho potuto assistere alla trionfante cavalcata degli anni 1948/49 culminata con la prima promozione del Como in serie A, e al suo successivo meraviglioso campionato come unica squadra senza giocatori stranieri.
Ovvio che mi sono appassionato a questo sport, che ho cominciato subito a praticare, insistendo a farlo non solo nel giardino di casa – come sanno i miei ex compagni di scuola dalle elementari in poi – ma anche nei diversi oratori della città, e all'università, fino alla inevitabile rottura dei legamenti di un ginocchio, riprendendo a provarci anche in Brasile, per smettere poi definitivamente già cinquantenne, quando oramai il pallone correva più di me, e non riuscivo più a raggiungerlo, nemmeno se ero stato io a sospingerlo in avanti........
4: Intanto la storia del calcio Como spariva dai radar per lunghissimi periodi spesso assai bui; ma le partite casalinghe continuavano a rappresentare motivo di risse tra sparute schiere di tifosi violenti, che finivano regolarmente per creare seri problemi a tutti gli altri residenti della città.
Confesso che ho a lungo sperato che costruissero un nuovo stadio fuori dalla convalle, e che il vecchio Sinigaglia fosse riadattato per essere il centro di tutti gli sport o anche altri eventi a disposizione di scuole e cittadini.
5: Poi (2019, la squadra militava in 4° Serie) sono comparsi a Como i due fratelli indonesiani Hartono, ultraottantenni e straricchi. Si sono innamorati di Como e soprattutto dello Stadio e dintorni. E hanno elaborato un grande sogno, forse anche troppo utopistico, che però hanno subito cominciato a realizzare: comperare la squadra del Como e lo stadio, da trasformare in un centro moderno di eventi non solo sportivi, sfruttando il grande fascino internazionale che ha assunto recentemente il brand “Lake Como”.
6: Decisivi sono stati i collaboratori degli Hartono, (a cui stanno ora subentrando i due figli primogeniti): soprattutto Fabregas (ex grande giocatore e ora allenatore della squadra, oltre che socio della operazione) e Mirwan Suwarso attuale presidente e general manager.
Fatto sta che finora le cose stanno andando avanti, sia pure con qualche pausa, ma pure con molti innegabili successi, soprattutto della squadra, che sta riconquistando, insieme ai traguardi sportivi, anche l'amore dei suoi tifosi migliori e persino dei cittadini.
7: Restano dubbi e ostacoli forse insormontabili, o comunque assai complicati da risolvere e superare.
- Bloccare quasi completamente una città e l'intera convalle una o più volte alla settimana reca fastidi e danni non solo ai pochi residenti oramai rimasti, ma anche alle attività commerciali legate al turismo (per lo meno a quello più povero – quelli che io chiamo “lanzichenecchi dell'overtourism” che alimentano l'80% dei guadagni, spesso in nero, di ristoranti e chioschi che hanno invaso non solo i negozi ma soprattutto piazze e vie della città).
- E poi resta il dubbio di come aggirare il vincolo della protezione ambientale, che tuttora impedirebbe di abbattere o rifare quasi completamente lo stadio. A mio parere tale vincolo non ha più senso nel caso dello stadio: così com'è non assomiglia neppure lontanamente a com'era quando è stato vincolato per reali qualità artistiche, storiche e paesaggistiche.
8: Concludendo (ma qui subentra una serie di mie personali opinioni)
- Stadio: può e deve essere adeguato al progetto Hartono, ma solo toccando i due lati delle curve e quello della tribuna a lago, senza alterare il blocco della tribuna coperta con piscina, palestra e uffici vari, che si trova di fronte al famoso edificio “Transatlantico” del già citato Giuseppe Terragni.
- Il sogno degli Hartono dovrebbe mirare a portare il turismo che sta soffocando città e lago di Como, a un livello sempre più elevato e ricco. Come mi pare che molti operatori stiano concretamente portando avanti (vedi recente ristrutturazioni del blocco dell'antico e da sempre abbandonato albergo San Gottardo, o lo splendido Hotel Resort Villa Passalacqua a Moltrasio o l'hotel “Il Sereno” di Torno e altri simili che stanno nascendo in gran numero sulle sponde del lago).
- Quindi ben venga anche il nuovo amore dei tifosi non violenti per una piccola squadra di calcio, questa volta senza nemmeno un giocatore nato in Italia, capace di classificarsi subito per un prestigioso campionato europeo.

