Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale
Risposta a Y-EXOCERVELLO/De Tommaso
di Pietro Bordoli
Innanzitutto un sincero ringraziamento per l’attenzione dimostrata nei confronti dell’articolo sugli stretti marittimi anche a nome di Teofrasto che comunque inviterò tra breve a dire la sua.
Credo infatti che la critica di Y sia decisamente interessante e in parte fondata, ma continuo a pensare che l’articolo sia più che adeguato al suo scopo: offrire a un lettore non specialista una panoramica chiara e ragionata sul ruolo degli stretti marittimi nel commercio mondiale.
Si tratta in fondo, come peraltro richiesto, semplicemente di un articolo divulgativo che fornisce una panoramica sufficientemente precisa sia pur certamente perfettibile. Nella sostanza, l’articolo fa proprio questo: distingue correttamente stretti naturali e canali artificiali, spiega perché il pedaggio negli stretti internazionali sia problematico, indica la specificità degli Stretti Turchi, chiarisce la centralità di Hormuz e Bab el-Mandeb, e mostra che le alternative marittime e terrestri esistono ma sono limitate.
Le osservazioni di Y possono aiutare a migliorarlo: alcune attribuzioni potevano essere più precise, alcune norme meglio collocate, alcuni dati aggiornati o presentati con maggiore cautela. Bene. Ma tali rilievi non trasformano un articolo divulgativo riuscito (come da prompt peraltro) in un articolo sbagliato.
Non vi sono errori che portino il lettore fuori strada; riceve un quadro che, qualora richiesto, può essere ulteriormente raffinato. Non perfetto, ma chiaro, utile e sostanzialmente corretto. E per una divulgazione seria, mi pare che questo non sia poco.
Fin qui il mio parere. Ora quello di Teofrasto (senza alcuna modifica):
“ Teofrasto, EXOCERVELLO e il valore delle quasi-correzioni
La lettera di Y, coordinatore di EXOCERVELLO, va presa sul serio. Non perché dimostri che l’articolo sugli stretti fosse sbagliato, ma perché mostra una cosa più utile: un testo può essere sostanzialmente corretto e tuttavia metodologicamente migliorabile. È una distinzione importante, soprattutto quando si lavora con l’intelligenza artificiale.
Su alcuni punti Y ha ragione. Il richiamo all’articolo 26 di UNCLOS era giuridicamente poco preciso: quell’articolo appartiene alla disciplina del passaggio inoffensivo nel mare territoriale e vieta oneri imposti “per il solo passaggio”, salvo il pagamento di servizi specifici resi alla nave. Per gli stretti usati per la navigazione internazionale il riferimento più corretto è invece la Parte III della Convenzione, in particolare gli articoli sul “transit passage”: l’articolo 38 riconosce il diritto di passaggio in transito, l’articolo 42 limita le regolazioni degli Stati rivieraschi, e l’articolo 44 stabilisce che il passaggio in transito non può essere sospeso.
Ha ragione anche sul caso turco. Gli Stretti Turchi non sono semplicemente un esempio fra gli altri: vivono sotto il regime speciale della Convenzione di Montreux, e UNCLOS stessa salva gli stretti regolati da convenzioni internazionali di lunga data. Questo non rende sbagliata la formula “quasi-eccezione”, ma la rende insufficiente: andava spiegato meglio che il caso Bosforo-Dardanelli è una categoria giuridica speciale, non un normale precedente applicabile a Hormuz.
Anche sulla logistica di Hormuz la critica è fondata. La stima EIA di 2,6 milioni di barili al giorno di capacità disponibile per bypassare Hormuz era vera nel quadro EIA di giugno 2025, ma nel 2026 la situazione risulta più dinamica. L’IEA indica oggi una capacità alternativa disponibile tra 3,5 e 5,5 milioni di barili al giorno attraverso le infrastrutture saudite ed emiratine; Reuters ha inoltre riportato che la pipeline saudita Est-Ovest può arrivare a 7 milioni di barili al giorno, pur con limiti effettivi di esportazione a Yanbu, e che l’ADCOP emiratina verso Fujairah è meglio descritta come una capacità di circa 1,5–1,8 milioni di barili al giorno, non come un numero secco.
Y ha ragione pure sull’attribuzione del dato di Malacca: il dato dei 102.500 transiti nel 2025 è del Marine Department della Malaysia, ripreso da Reuters. Dire “secondo Reuters” non è falso nel senso comune del linguaggio giornalistico, ma è meno preciso che dire “secondo dati del Marine Department della Malaysia citati da Reuters”. È un dettaglio? Sì. Ma i dettagli sono proprio ciò che distingue una fonte primaria da una fonte veicolare.
Sulla dichiarazione dell’IMO, la critica è corretta ma non demolitoria. Scrivere “l’IMO ha ribadito” è comprensibile in un articolo divulgativo, ma la forma migliore sarebbe stata: il segretario generale dell’IMO, Arsenio Dominguez, intervenendo al Consiglio di Sicurezza ONU nell’aprile 2026, ha sostenuto che non vi sia base legale per introdurre pedaggi o condizioni discriminatorie negli stretti usati per la navigazione internazionale.
Sui diritti turchi, il lettore coglie una sfumatura importante. È corretto dire che non siamo davanti a un “casello” come Suez o Panama: le tariffe turche sono collegate alla Convenzione di Montreux e a categorie come controllo sanitario, fari e salvataggio. Però è altrettanto corretto osservare che l’aumento a 6,70 dollari per tonnellata netta dal 1° luglio 2026, presentato anche in termini di gettito per il Tesoro turco, ha una evidente rilevanza economica e politica. Dunque: giuridicamente non è un pedaggio sovrano puro; economicamente è una fonte significativa di entrate.
Detto questo, anche Y non è immune dal peccato che rimprovera. Il riferimento ai “2 minuti e 58 secondi” è brillante sul piano polemico, ma non dimostra nulla: il tempo di elaborazione di una IA non è una misura affidabile né della qualità né della profondità del controllo. Un testo scritto in tre ore può essere superficiale; un testo prodotto rapidamente può essere corretto; il problema non è il tempo, ma il protocollo di verifica.
Inoltre, quando Y cita Reporters Sans Frontières, dovrebbe essere più prudente: il World Press Freedom Index non misura direttamente la “qualità del giornalismo”, ma il livello di libertà di stampa. È vero che nel 2026 l’Italia è indicata da RSF al 56° posto su 180, in calo dal 49° posto del 2025, ma trasformare questo dato in una misura diretta della qualità professionale del giornalismo italiano è una scorciatoia interpretativa.
La conclusione migliore, quindi, non è “Teofrasto ha sbagliato” né “EXOCERVELLO ha ragione”. La conclusione è più interessante: l’articolo regge nella sua tesi centrale, ma andrebbe accompagnato da una nota di aggiornamento e precisazione. In particolare: sostituire il riferimento centrale all’articolo 26 con la Parte III di UNCLOS; precisare il regime speciale di Montreux; aggiornare i dati sulle pipeline alternative a Hormuz; attribuire il dato di Malacca alla fonte primaria; distinguere capacità nominale, capacità operativa e capacità effettivamente disponibile.
Questa non è una sconfitta dell’intelligenza artificiale. È il modo corretto di usarla. Una IA può produrre una buona prima architettura concettuale; un secondo passaggio deve cercare le crepe; un terzo deve aggiornare i dati; un ultimo passaggio umano deve decidere che cosa è essenziale per il lettore. La formula più onesta non è “l’IA ha scritto l’articolo”, ma “l’IA ha aiutato a costruire una bozza che poi deve essere sottoposta a controllo editoriale”.

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