Compleanno di Marialuisa
di Pietro Bordoli
9 marzo: è la data di nascita di Marialuisa Tittarelli Bordoli, autrice e collaboratrice di Nel Futuro, oltre che moglie del sottoscritto per venticinque anni felici, scomparsa ormai tre anni fa.
Per ricordarla mi permetto di utilizzare una pagina della nostra rivista, avendo presente alcune testimonianze scritte in occasione della pubblicazione del libro postumo contenente molti degli articoli redatti da Marialuisa per Nel Futuro (qui il link): https://www.nelfuturo.com/I-segni-divennero-parole-e-io-imparai-a-volare
“Ho conosciuto Marialuisa leggendo tanti suoi scritti pieni di ricerca di felicità, amore per la vita, capacità di emozionarsi e di volare e poi attraverso la sua continua ricerca dei quadri che riuscivano a contrassegnare e aggiungevano valore ai nostri articoli. Il successo di Nel Futuro deve tanto a Marialuisa.” Bruno Lamborghini.
La sua scrittura è un canto senza artifici, un fiume che scorre; le emozioni si intrecciano con le parole, e il lettore si ritrova a navigare in un mare di sensazioni. Così, nel silenzio delle parole scritte, Marialuisa Tittarelli Bordoli continua a vivere. Le sue storie sono anche una bussola per chi cerca bellezza e significato; un invito a scrutare oltre l’apparenza e a danzare con le parole, come lei ha fatto per anni su nelfuturo.com. Achille De Tommaso.
“Una persona che ho avuto il pregio di conoscere e che mi lascia il dispiacere di non averlo potuto fare di più, prima che il vento la portasse via, leggera e leggiadra, nel futuro là dove ci aspetta come mi piace immaginarla, sorridente e tagliente nei suoi giudizi di chi tanto ha letto, tanto ha studiato, tanto ha strutturato al suo interno.
Le sue immagini che parlano, il ponte tra testo e figura, tra contenuto e l’arte rimarranno nei nostri cuori e nei nostri archivi, motivo per il quale, NF la celebrerà nel suo essere particolare e per i suoi contributi dei quali tutti, ed in particolare io, ci ricorderemo, sempre.” Davide Torrielli.
Confesso che di personaggi più o meno illustri ho sempre preferito il ricordo degli anniversari della nascita e non quelli della morte.
«Mors quid est? Aut finis aut transitus» scriveva Seneca, oscillando tra una alternativa e l’altra. Bello invece credere a Rainer Maria Rilke per il quale i morti non sono assenti: sono altrove, in una forma trasformata ma attiva. Ricordare la nascita significa allora riconoscere che ciò che è nato continua ad agire, anche se non più visibile.
Ciò che conta davvero è l’atto iniziale dell’essere stati messi al mondo, perché quello, una volta accaduto, non può essere annullato. Si può morire, ma non si può non essere stati, specie se amati.
Mi piace qui ricordare in proposito la splendida poesia di Emily Dickinson:
Unable are the Loved to die
For Love is Immortality,
Nay, it is Deity—
Unable they that love—to die
For Love reforms Vitality
Into Divinity.
Chi è amato non conosce morte,
perché l’amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina.
Chi ama non conosce morte,
perché l’amore fa rinascere la vita
nella divinità.
Preferire la nascita alla morte non è solo un tentativo di rimuovere il dolore: significa sottrarre l’esistenza alla tirannia della cronologia. La nascita è la fonte da cui scaturisce l’esistenza: il continuare a ricordarla la mantiene viva e non la consuma.
È lo stesso gesto che troviamo in molta letteratura quando essa decide di continuare a parlare ai morti invece di chiuderli in un passato ormai concluso.
Per questo ricordare un compleanno non è negare la morte, ma rifiutare che abbia l’ultima parola.
Marialuisa, buon compleanno.


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